Perché è necessario educare alla parità di genere?

da | Nov 10, 2020 | Educare alla Parità, stereotipi di genere

 

In questo articolo tratterò il tema degli stereotipi, con attenzione particolare agli stereotipi di genere e alle loro implicazioni sull’educazione di bambine e bambini, invitandoti a considerare perché è necessario educare alla parità di genere fin dalla più tenera età.

La tematica è vasta e complessa per cui qui mi rivolgerò prevalentemente a papà, mamme, educatori ed educatrici, insegnanti aprendo una riflessione sul come promuovere un’educazione libera da condizionamenti di genere per bambine e bambini (eh già, i maschietti non sono esclusi dalla faccenda! Ma ci arriviamo…)

E allora… via ai luoghi comuni!

“I maschi sono forti, coraggiosi, autodeterminati, incrollabili”.

 ”Le femmine sono pazienti, accudenti, sensibili.”

 “il blu è un colore da maschio ed il rosa è un colore da femmina”

“I maschietti non giocano con le bambole!”

 “le bambine sono prudenti”

 “i maschi sono più agitati”…

Questi cliché sono più che credenze da bar… A livello implicito si propongono come modelli.

Sono modalità di ragionamento che filtrano da molti aspetti della nostra cultura: modo di parlare, libri di testo scolastici, mass media, rituali familiari… e promuovono degli schemi comportamentali su come uomini e donne dovrebbero incarnare i loro Ruoli. Schemi comportamentali che nascono da costruzioni sociali più che da un’effettivo rispecchiamento della realtà.

Ma ci siamo mai soffermati a ragionare su questi aspetti? Che implicazioni hanno sull’educazione delle nuove generazioni? E quale potrebbe essere l’impatto a livello individuale?

Per provare a rispondere a queste domande partiamo dal definire il concetto di stereotipo e stereotipo di genere.

 

Stereotipi e stereotipi di genere

Stereotipi e pregiudizi sono parte della cultura e del senso comune. Sono costrutti appresi con la socializzazione, e alcuni, come ad esempio gli stereotipi di genere, possono perfino essere trasmessi di generazione in generazione.

Eh già, perché il nostro stesso cervello funziona in modo da favorire la proliferazione di stereotipi i quali, a livello biologico, presentano i loro vantaggi.

Il mondo è infatti una realtà complessa! Hai mai provato a chiederti quanti impulsi sensoriali, stimoli sociali e ambientali ci raggiungano continuamente? Chissà quante energie ci servirebbero se dovessimo costantemente prestare attenzione ad ogni singolo dettaglio…. La nostra neurobiologia non funziona in questo senso, ma lavora in economia!

Ecco perché evolutivamente è stato necessario conservare delle modalità di ragionamento che ci permettessero di muoverci prendendo decisioni veloci in poco tempo, seppur con poca accuratezza.

Qui entrano in scena gli stereotipi: un insieme coerente e abbastanza rigido di credenze (credenze, non dati di fatto) che un certo gruppo condivide, in contrapposizione ad un altro gruppo o categoria sociale, utili per orientare le nostre azioni in modo rapido.

Esistono varie tipologie di stereotipi, quando parliamo di stereotipi di genere facciamo riferimento a modalità di ragionamento veloci e categorizzanti che associano determinate caratteristiche personali ai membri di un dato gruppo, in relazione al loro genere di appartenenza.

Gli stereotipi di genere fondano, dunque, la loro natura sulla semplificazione delle manifestazioni umane. Sono idee preconcette socialmente costruite sul genere femminile e quello maschile.

La loro funzione è quella di essere delle “ipotesi di lavoro”: grazie agli stereotipi possiamo interpretare la realtà, agire, compiere scelte, seppur su categorie rigide e generali.

Il problema è che, contrariamente a quanto crediamo, queste scelte e azioni non rispecchiano le cose per come sono, ma per come culturalmente siamo abituati ad interpretarle.

Non solo.

Ci si attiva maggiormente per cercare informazioni che confermino lo stereotipo, piuttosto che elementi che lo disconfermino.

E se da un lato la costruzione dell’identità di genere e sessuale umana si realizza attraverso comportamenti complessi e relazionali, gli stereotipi sono semplificazioni, creano copioni che sostengono azioni e comportamenti attesi che l’uomo e la donna dovrebbero esprimere per essere riconosciuti come tali.

Inoltre i Ruoli di genere sono costrutti sociali e culturalmente determinati, che nel corso del tempo possono anche evolvere. Da qua si crea una discrepanza tra evoluzioni culturali e perpetuarsi di meccanismi di ragionamento stereotipati.

Dunque, la prima motivazione del perché è necessario educare alla parità di genere sta nella nostra stessa biologia.

Proprio perché viviamo in una realtà dalle mille sfaccettature ed in continua evoluzione che tendiamo a stereotipare occorre remare controcorrente, allenando la nostra mente ad un pensiero divergente piuttosto che categorizzante.

Un’educazione di genere adeguata comporta l’adozione di percorsi finalizzati a evitare la cristallizzazione, nella mente di bambini e bambine, di alcuni pericolosi stereotipi sul maschile e sul femminile.

 

Che cos’è l’educazione di genere?

Con educazione di genere si intende l’insieme dei comportamenti, delle azioni, delle attenzioni messi in atto quotidianamente, in modo più o meno intenzionale, da chi ha responsabilità educativa (genitori, insegnanti, ecc.) in merito al vissuto di genere, ai ruoli di genere e alle relazioni di genere.

Il genere non si apprende come si apprende la matematica. Non solo, almeno.

Gli elementi dell’educazione di genere traspaiono dai modelli di comportamento offerti dagli adulti, dalle aspettative con cui si guarda ai bambin*, da artefatti culturali, dal linguaggio che utilizziamo,…

L’educazione di genere è un tipo di apprendimento in cui molto passa “sotto-soglia”, perché il genere è una narrazione sociale: ci hanno raccontato come devono essere gli uomini e come devono essere le donne. Ci posizioniamo di conseguenza.

Occorre fare una rivoluzione: comunicare il messaggio che non esistono comportamenti da maschi e comportamenti da femmina.

 

Perché è necessario educare alla parità di genere: promuovere narrazioni alternative

Una bugia che ci raccontiamo è che la questione della parità di genere sia “roba da femmine”, atteggiamento che contribuisce ulteriormente a innaffiare e sostenere la cultura machista.

Nemmeno i bambini, infatti, sono liberi di esprimersi come preferiscono, perché anche la loro mascolinità ha socialmente “ delle regole”, dei cliché che li presuppongono in un modo o nell’altro e rispetto ai quali anche loro possono sentirsi più o meno in linea.

Anche l’universo maschile è costellato della sua bella dose di stereotipi riguardo a come deve essere l’uomo vero; queste ingiunzioni contribuiscono a costruire attorno ai maschi una scatola in cui dover rientrare per essere accettati socialmente e portare avanti la propria performance di genere: non piangere, essere forte, sempre pronto, non tirarsi indietro, non esternare dolore o tristezza, essere sessualmente attivo e sempre pronto…

Si dice che agli uomini tutto è concesso, ma a ben vedere non è esatto.  Gli uomini vengono discriminati quando hanno degli atteggiamenti che rientrano in copioni di genere prettamente femminili.

Il genere binario è un continuum ricco di sfumature, all’interno del quale ogni individuo deve sentirsi libero di potersi esprimere anche in modi molto diversi.

E invece sostenendo una cultura affezionata a stereotipi di genere si ha l’effetto di negare la legittimità di costruzioni identitarie alternative, e questo rappresenta è l’elemento più impattante sul benessere individuale.

E’ necessario educare alla parità di genere, ma non per ripudiare i modelli tradizionali. L’obiettivo è  affiancarli ad altri racconti di cosa possa significare essere uomini o donne, in modo da ampliare le possibilità di rappresentazione e costruire più modelli in cui potersi riconoscere.

Gli adulti con responsabilità educativa potrebbero iniziare a proporre nuovi immaginari per i bambini, raccontare storie di principesse che cacciano draghi, di cowboy che si prendono cura dei loro fortini; potremmo iniziare a valorizzare le bambine non solo rispetto a come sono vestite o pettinate e a non dire ai bambini che piangono che si stanno comportando da “femminucce” o che devono fare l’uomo!

E’ un lavoro difficile, perché la cultura delle differenze di genere è quella in cui siamo cresciuti e che abbiamo interiorizzato.

Senza colpevolizzarci, con creatività e chiedendo se necessario l’aiuto di un espert* l’invito è quello di tentare di andare oltre gli stereotipi di genere per garantire la libertà d’espressione sia ai maschi che alle femmine.

In questo articolo tratterò il tema degli stereotipi, con attenzione particolare agli stereotipi di genere e alle loro implicazioni sull’educazione di bambine e bambini, invitandoti a considerare perché è necessario educare alla parità di genere fin dalla più tenera età.

La tematica è vasta e complessa per cui qui mi rivolgerò prevalentemente a papà, mamme, educatori ed educatrici, insegnanti aprendo una riflessione sul come promuovere un’educazione libera da condizionamenti di genere per bambine e bambini (eh già, i maschietti non sono esclusi dalla faccenda! Ma ci arriviamo…)

E allora… via ai luoghi comuni!

“I maschi sono forti, coraggiosi, autodeterminati, incrollabili”.

 ”Le femmine sono pazienti, accudenti, sensibili.”

 “il blu è un colore da maschio ed il rosa è un colore da femmina”

“I maschietti non giocano con le bambole!”

 “le bambine sono prudenti”

 “i maschi sono più agitati”…

Questi cliché sono più che credenze da bar… A livello implicito si propongono come modelli.

Sono modalità di ragionamento che filtrano da molti aspetti della nostra cultura: modo di parlare, libri di testo scolastici, mass media, rituali familiari… e promuovono degli schemi comportamentali su come uomini e donne dovrebbero incarnare i loro Ruoli. Schemi comportamentali che nascono da costruzioni sociali più che da un’effettivo rispecchiamento della realtà.

Ma ci siamo mai soffermati a ragionare su questi aspetti? Che implicazioni hanno sull’educazione delle nuove generazioni? E quale potrebbe essere l’impatto a livello individuale?

Per provare a rispondere a queste domande partiamo dal definire il concetto di stereotipo e stereotipo di genere.

 

Stereotipi e stereotipi di genere

Stereotipi e pregiudizi sono parte della cultura e del senso comune. Sono costrutti appresi con la socializzazione, e alcuni, come ad esempio gli stereotipi di genere, possono perfino essere trasmessi di generazione in generazione.

Eh già, perché il nostro stesso cervello funziona in modo da favorire la proliferazione di stereotipi i quali, a livello biologico, presentano i loro vantaggi.

Il mondo è infatti una realtà complessa! Hai mai provato a chiederti quanti impulsi sensoriali, stimoli sociali e ambientali ci raggiungano continuamente? Chissà quante energie ci servirebbero se dovessimo costantemente prestare attenzione ad ogni singolo dettaglio…. La nostra neurobiologia non funziona in questo senso, ma lavora in economia!

Ecco perché evolutivamente è stato necessario conservare delle modalità di ragionamento che ci permettessero di muoverci prendendo decisioni veloci in poco tempo, seppur con poca accuratezza.

Qui entrano in scena gli stereotipi: un insieme coerente e abbastanza rigido di credenze (credenze, non dati di fatto) che un certo gruppo condivide, in contrapposizione ad un altro gruppo o categoria sociale, utili per orientare le nostre azioni in modo rapido.

Esistono varie tipologie di stereotipi, quando parliamo di stereotipi di genere facciamo riferimento a modalità di ragionamento veloci e categorizzanti che associano determinate caratteristiche personali ai membri di un dato gruppo, in relazione al loro genere di appartenenza.

Gli stereotipi di genere fondano, dunque, la loro natura sulla semplificazione delle manifestazioni umane. Sono idee preconcette socialmente costruite sul genere femminile e quello maschile.

La loro funzione è quella di essere delle “ipotesi di lavoro”: grazie agli stereotipi possiamo interpretare la realtà, agire, compiere scelte, seppur su categorie rigide e generali.

Il problema è che, contrariamente a quanto crediamo, queste scelte e azioni non rispecchiano le cose per come sono, ma per come culturalmente siamo abituati ad interpretarle.

Non solo.

Ci si attiva maggiormente per cercare informazioni che confermino lo stereotipo, piuttosto che elementi che lo disconfermino.

E se da un lato la costruzione dell’identità di genere e sessuale umana si realizza attraverso comportamenti complessi e relazionali, gli stereotipi sono semplificazioni, creano copioni che sostengono azioni e comportamenti attesi che l’uomo e la donna dovrebbero esprimere per essere riconosciuti come tali.

Inoltre i Ruoli di genere sono costrutti sociali e culturalmente determinati, che nel corso del tempo possono anche evolvere. Da qua si crea una discrepanza tra evoluzioni culturali e perpetuarsi di meccanismi di ragionamento stereotipati.

Dunque, la prima motivazione del perché è necessario educare alla parità di genere sta nella nostra stessa biologia.

Proprio perché viviamo in una realtà dalle mille sfaccettature ed in continua evoluzione che tendiamo a stereotipare occorre remare controcorrente, allenando la nostra mente ad un pensiero divergente piuttosto che categorizzante.

Un’educazione di genere adeguata comporta l’adozione di percorsi finalizzati a evitare la cristallizzazione, nella mente di bambini e bambine, di alcuni pericolosi stereotipi sul maschile e sul femminile.

 

Che cos’è l’educazione di genere?

Con educazione di genere si intende l’insieme dei comportamenti, delle azioni, delle attenzioni messi in atto quotidianamente, in modo più o meno intenzionale, da chi ha responsabilità educativa (genitori, insegnanti, ecc.) in merito al vissuto di genere, ai ruoli di genere e alle relazioni di genere.

Il genere non si apprende come si apprende la matematica. Non solo, almeno.

Gli elementi dell’educazione di genere traspaiono dai modelli di comportamento offerti dagli adulti, dalle aspettative con cui si guarda ai bambin*, da artefatti culturali, dal linguaggio che utilizziamo,…

L’educazione di genere è un tipo di apprendimento in cui molto passa “sotto-soglia”, perché il genere è una narrazione sociale: ci hanno raccontato come devono essere gli uomini e come devono essere le donne. Ci posizioniamo di conseguenza.

Occorre fare una rivoluzione: comunicare il messaggio che non esistono comportamenti da maschi e comportamenti da femmina.

 

Perché è necessario educare alla parità di genere: promuovere narrazioni alternative

Una bugia che ci raccontiamo è che la questione della parità di genere sia “roba da femmine”, atteggiamento che contribuisce ulteriormente a innaffiare e sostenere la cultura machista.

Nemmeno i bambini, infatti, sono liberi di esprimersi come preferiscono, perché anche la loro mascolinità ha socialmente “ delle regole”, dei cliché che li presuppongono in un modo o nell’altro e rispetto ai quali anche loro possono sentirsi più o meno in linea.

Anche l’universo maschile è costellato della sua bella dose di stereotipi riguardo a come deve essere l’uomo vero; queste ingiunzioni contribuiscono a costruire attorno ai maschi una scatola in cui dover rientrare per essere accettati socialmente e portare avanti la propria performance di genere: non piangere, essere forte, sempre pronto, non tirarsi indietro, non esternare dolore o tristezza, essere sessualmente attivo e sempre pronto…

Si dice che agli uomini tutto è concesso, ma a ben vedere non è esatto.  Gli uomini vengono discriminati quando hanno degli atteggiamenti che rientrano in copioni di genere prettamente femminili.

Il genere binario è un continuum ricco di sfumature, all’interno del quale ogni individuo deve sentirsi libero di potersi esprimere anche in modi molto diversi.

E invece sostenendo una cultura affezionata a stereotipi di genere si ha l’effetto di negare la legittimità di costruzioni identitarie alternative, e questo rappresenta è l’elemento più impattante sul benessere individuale.

 E’ necessario educare alla parità di genere, ma non per ripudiare i modelli tradizionali. L’obiettivo è  affiancarli ad altri racconti di cosa possa significare essere uomini o donne, in modo da ampliare le possibilità di rappresentazione e costruire più modelli in cui potersi riconoscere.

 Gli adulti con responsabilità educativa potrebbero iniziare a proporre nuovi immaginari per i bambini, raccontare storie di principesse che cacciano draghi, di cowboy che si prendono cura dei loro fortini; potremmo iniziare a valorizzare le bambine non solo rispetto a come sono vestite o pettinate e a non dire ai bambini che piangono che si stanno comportando da “femminucce” o che devono fare l’uomo!

E’ un lavoro difficile, perché la cultura delle differenze di genere è quella in cui siamo cresciuti e che abbiamo interiorizzato.

Senza colpevolizzarci, con creatività e chiedendo se necessario l’aiuto di un espert* l’invito è quello di tentare di andare oltre gli stereotipi di genere per garantire la libertà d’espressione sia ai maschi che alle femmine.

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