Capricci: come reagire? Parliamone

da | Set 15, 2020 | Sostegno genitoriale

I capricci, che fatica! Sei anche tu un genitore che si ritrova immerso in urla e scenate ogni volta che il tuo bambino non ha quello che vuole? Dai due anni è tutto un no per ogni cosa? Ti è capitato di sentirti messo alla prova? Benvenuto nel magico mondo dei terrible two e dintorni!  Proveremo a capire insieme il significato dei capricci, come reagire e cosa fare.

 Spoiler: in questo articolo ti racconterò come la fase dei capricci sia un periodo normale, con un suo significato evolutivo. Tuofiglio crescerà, molti comportamenti rientreranno, e in fondo anche tu senti che andrà così.

E allora qual è il punto?  

Il punto su cui riflettere potrebbe essere come attraversare tutto questo.

Cosa sono i capricci (e cosa potrebbero essere)?

Generalmente siamo abituati a chiamare capricci tutti quei comportamenti che i bambini mettono in atto nel momento in cui si oppongono a una regola data dagli adulti; sono esplosioni emotive improvvise accompagnate, non di rado, a comportamenti oppositivi (urla, strepiti, buttarsi per terra…).

Così tu genitore rimani a dir poco spiazzato di fronte al tuo piccolo che da dolce angioletto, tutto d’un tratto, si trasforma nell’incredibile Hulk.

Prova a pensare all’ultima volta che con tuo figlio sì è verificata una situazione del genere: stamattina quando era l’ora di vestirsi per poi uscire? Prima di addormentarsi quando arriva il momento della nanna? Quando al supermercato gli hai detto di no per il pacchetto di caramelle che voleva a tutti i costi? Nel momento dei pasti, quando devi rincorrerlo per mangiare?

Qualunque situazione tu stia immaginando, vorrei che ti concentrassi su come ti sei sentito come genitore: Frustrato? Spaesato? Impotente?

Sembra lo faccia apposta per sfidarti, vero? Sì, sembra.

 Ma non è del tutto così.

La sensazione di sfida che provi, quei 5 minuti che ti salgono sono del tutto normali… e potrebbero essere il segno che stai interpretando la situazione con un occhio adulto.

Già, perché pensando ai capricci, come reagire, cosa fare, sembra che ci si muova prevalentemente su due filoni :

  1. Mettersi in sfida credendo di dover combattere un gioco di forze contro comportamenti intenzionali, immotivati e neanche troppo legittimi, secondo una logica del tipo “se lo assecondo lo vizio”.

Scegliere questa interpretazione, scontrarsi con i propri figli e rimetterli al proprio posto con atteggiamento autoritario è una strada che abbiamo. Una strada che presenta non pochi effetti collaterali: frustrazione e senso di colpa genitoriale (perché nessuno si diverte ad arrabbiarsi con i propri figli), sensazione del bambino di non essere compreso, escalation di aggressività e urla e molto altro…

  • Assecondare le richieste del piccolo, perché spaventati dalla sua reazione, magari anche stanchi e stufi dopo una giornata impegnativa, secondo una logica del tipo “non tollero di vedere mio figlio soffrire. E poi che sarà mai”.

Anche questa seconda interpretazione rappresenta una via percorribile, anch’essa caratterizzata da importanti limitazioni: l’esigenza di mettere a tacere i propri vissuti di angoscia di fronte al dolore del proprio piccolo può comportare lo scotto di vivere con la sensazione di essere sottomessi ad un bambino tiranno, che fa il bello ed il cattivo tempo.

Questi due filoni di pensiero, all’apparenza così diversi, hanno a mio avviso un aspetto che li accomuna: il retaggio della nostra stessa educazione come bambini.

Ti chiarisco subito che cosa intendo.

Quando ti arrabbi lo fai senza motivo o c’è una causa specifica? Quando non vuoi fare qualcosa è perché punti i piedi o hai delle valide ragioni? Ti è mai capitato di provare emozioni così forti da fare fatica a contenerle?

Anche per i bambini funziona così.  Ma i piccoli si esprimono attraverso un linguaggio diverso dagli adulti, riflesso del diverso livello di maturazione del loro sistema nervoso rispetto a quello maturo.

Purtroppo, culturalmente, siamo portati a scambiare questa diversità di linguaggio per illegittimità, tanto che queste esigenze o bisogni dei bambini li chiamiamo “capricci”, come a sminuirli.

Magari anche noi siamo stati scoraggiati a nostra volta rispetto a questo tipo di esigenze dai nostri genitori, e questo potrebbe aver favorito una nostra cornice di pensiero, diciamo pure un nostro limite mentale.

Voglio quindi invitarti a considerare che “capriccio” sia un termine che racconta solo in parte quello che sta accadendo al tuo bambino, e ne racconta soprattutto la visione adulta.

D’altro canto, se sospendiamo per un momento l’idea che il tuo bambino stia o meno facendo i capricci, come reagire? In che altro potrebbe essere impegnato?

Quando iniziano i capricci dei bambini?

Se hai bisogno di una pacca sulla spalla, eccola in arrivo: affrontare quella che viene chiamata “fase del no” è sano!

Intorno ai 18 mesi il tuo bambino scopre che lui e la mamma non sono una bolla simbiotica con tutto il mondo fuori, ma due persone diverse.

Festeggia, perché questo significa un sacco di cose belle! Tuo figlio sta procedendo il suo cammino di crescita e ha compreso che è un individuo separato, con delle caratteristiche tutte da scoprire e un mondo di fronte a sé.

Proprio per questo da adesso (e non prima) si permette la possibilità di dire no, e di dirla così frequentemente: ha bisogno di esplorare chi è, costruire la sua personalità, avere informazioni su di sé. Questo è uno dei compiti evolutivi di questo suo periodo di vita.

In fondo, non sarebbe poi così positivo se dicesse sempre di sì, senza esprimersi mai… non trovi?

“Ma allora in merito a questi capricci, come reagire? Devo permettergli di fare tutto quello che vuole?!”

Messa così anche questo è controproducente, e per un motivo semplicissimo: tuo figlio quello che vuole non lo sa!

Lo scoprirà, ed in questo i genitori sono chiamati a sostenerlo, ma nonostante l’intensità e la fermezza delle sue proteste nemmeno lui ha un’idea precisa di cosa vuole, proprio perché sta ancora esplorando chi è, si sta conoscendo.

 Inoltre, aspetto non di poca rilevanza, il suo cervello sta ancora maturando, il sistema nervoso è in formazione e per questi motivi non segue il funzionamento del cervello adulto. Non può sapere quello che vuole perché non ha raggiunto la maturazione delle strutture cerebrali che hanno il compito di permettere una visione d’insieme delle cose.

I bambini in particolare non riescono ad astrarre. E non riescono a ragionare in modo inferenziale. Il mondo ai loro occhi è molto meno chiaro di quanto lo sia per noi.

“lo facciamo dopo!”

“le compriamo domani”

“guarda la tv dieci minuti e poi andiamo a dormire”

sono tutte frasi molto comprensibili per noi adulti, ma per i bambini in età 0-3 anni non hanno un significato preciso. I concetti temporali vengono acquisiti più avanti nello sviluppo, come diretta conseguenza della maturazione di precise aree cerebrali.

I bambini pensano in modo concreto e vivono di azioni.

Pretendere dai bambini di comprenderci quando ci esprimiamo con termini astratti (e arrabbiarsi per questo) è un po’ come chiedere a un neonato di esprimersi a parole.  Posso farlo, ma per quanto mi impegni e per quanto autoritario io possa essere, nella migliore delle ipotesi non otterrò nulla, nella peggiore farò dei danni.

Affrontare i capricci: come reagire?

Se sei arrivato a leggere fin qui, forse avrai iniziato a intuire che sto invitandoti a considerare l’idea che tuo figlio di due anni, nel momento in cui fa i capricci, potrebbe stare esprimendo un bisogno. Un bisogno non visibile immediatamente ad occhio nudo, da comprendere ponendosi dalla sua prospettiva.

Un bisogno che non ha tanto a che fare con la richiesta materiale del momento, ma con il suo lato emotivo.

Ed è qua che ha più bisogno di te!

E’ in preda tanto quanto te delle sue emozioni, ha bisogno di adulti che lo sostengano nelle sue esplorazioni, soprattutto quando le sfide che ha di fronte lo fanno sentire arrabbiato, spaventato, triste.

Ecco quindi i miei inviti di riflessione per arrivare ad affrontare la parte più succosa sti benedetti capricci… come reagire?

  1. Chiediti con che occhio stai guardando a quello che accade: da adulto o da bambino?

Questa è la parte più faticosa, perché non è mai facile uscire dalla propria cornice di riferimento, ma se ti allenerai in questa direzione, il più sarà fatto!

  • Considera  che tuo figlio sta portando un bisogno emotivo, non materiale.

Ecco perché accontentarlo concretamente potrebbe non essere sufficiente, anzi.

Ha bisogno di vicinanza e sostegno nell’attraversare l’emozione che sta provando.

Sgridarlo o tamponare con gli oggetti quell’emozione potrebbe insegnargli a rifuggirle o a non legittimarsi cosa prova.

Ricorda che per accompagnare qualcuno nelle emozioni che prova occorre essere noi per primi sufficientemente in confidenza con il nostro lato emotivo… tu come sei messo?

  • Forse non ti è chiesto di reagire ma di partecipare.

Quando l’escalation è partita, alzare i toni crea solo altra agitazione.

Lascia perdere.

Funziona di più un tono di voce basso.

Ricordati che non sei in sfida stai cercando di contenere una tempesta di emozioni!

Ecco perché la miglior medicina è un abbraccio!

Lo so, fa strano, ma provare per credere! 

  • Immagino che starai pensando che tutto questo sia una gran fatica da sostenere.

Ed hai ragionissima. Legittima le tue emozioni, capita di avere momenti in cui  non ce la si fa a starci dietro. Se hai presente il processo puoi sempre rimediare. Non ti è chiesto di essere il genitore perfetto, ma un genitore che si mette in discussione. Sarai un modello per il tuo bambino anche in questo.

  • Gioca di anticipo!

Crea una routines di azioni per aiutarlo a comprendere la scansione dei ritmi della giornata.

La parola d’ordine è “concretezza”, altrimenti detto: meglio fare che spiegare 😉.

Ad esempio, per il momento della nanna una buona pratica potrebbe essere far scegliere una storia da leggere insieme, magari proprio sul tema dei capricci!

A questo proposito ti consiglio un paio di albi e libri per bambini di 2-3 anni:

 -“che fatica mettere a letto papà”, quasi più illuminante per i grandi che per i piccini;

               -“Lupetto dice sempre di no”, semplice e concreta, utile per mostrare ai bambini i loro stessi vissuti, attraverso le avventure di un simpatico lupetto. Hai abbastanza indicazioni per iniziare a trovare la tua personale risposta e strategia alla domanda “capricci come reagire?”. Se gli spunti qua proposti non ti sembrano sufficienti, valuta una consulenza specifica con un professionista.

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