“Non credo in me stesso”, “sento di non valere quanto gli altri”, “mi capita di sentirmi inferiore”… Se stai leggendo questo articolo, potresti aver pensato qualcosa del genere riguardo a te stesso: “Ho un problema? Non riesco a capire come affrontare la bassa autostima?”
Non lo so, proviamo a capirlo insieme.
Viviamo in un mondo fatto di eventi e di relazioni con altre persone, un mondo in cui facciamo cose ed andiamo incontro a situazioni, momenti, passaggi di vita in cui può capitare di non sentirsi all’altezza di ciò che ci accade, spaesati e in difficoltà.
Quindi per comprendere come affrontare la bassa autostima occorre fare un passo indietro e domandarsi quando sia opportuno parlare in questi termini.
Cosa vuol dire bassa autostima?
La bassa autostima non si riferisce a situazioni transitorie, piuttosto rappresenta una chiave di interpretazione attraverso la quale definiamo certi nostri comportamenti che si manifestano stabilmente e trasversalmente a diverse situazioni. Per intenderci, non è sufficiente vivere un singolo episodio difficile, sentirsi inadeguati e auto-sminuirsi per parlare di bassa autostima.
Potremmo definire l’autostima come l’idea che una persona ha di sé, un’immagine tendenzialmente stabile che origina da quello che noi conosciamo di noi stessi e quello che vogliamo essere.
E qua mi preme sottolineare due aspetti:
- L’autostima, al pari di altri contenuti psicologici, riguarda una costruzione personale, qualcosa che io so e penso di me.
Per capire come affrontare la bassa autostima potrebbe dunque essere utile esplorarne la descrizione soggettiva, cioè cercare di capire che cosa significa per te.
- L’autostima ha a che fare con quello che preferiamo essere o meglio “chi” essere.
Quindi, se ti stai chiedendo come affrontare la bassa autostima potrebbe essere chevivi una discrepanza tra quello che percepisci e quello verso cui vuoi o pensi di dover tendere.
Per fare un esempio: immagina di indossare degli occhiali attraverso cui guardi le cose filtrati da lenti colorate.
Queste lenti rimandano un certo racconto di te, tipo quello di una persona che è “meno” rispetto agli altri, poco sicura, che vale poco, o magari eccessivamente perfezionista perchè impegnata a rincorrere un’immagine idealizzata e irraggiungibile di sé, o ancora vittima di sensi di colpa figli di pensieri autocritici.
“Perché è così difficile cambiare? Come faccio a risolvere?”
Per comprendere come affrontare la bassa autostima potrebbe essere utile innanzitutto riflettere sul fatto che “bassa autostima” non sia necessariamente un qualcosa da cambiare ma un modo di stare nelle cose, un modo che, sembrerà assurdo, potrebbe avere un suo senso in questo racconto di chi sei.
Perché ho una bassa autostima?
Il racconto di chi siamo si costruisce con le nostre esperienze, che iniziano dal nostro primo vagito e via via si arricchiscono col proseguo del tempo.
Le primissime interazioni che avvengono fra i bambini e chi si prende cura di loro contribuiscono a fornire informazioni sul sé, per questo la percezione che abbiamo di noi si sviluppa in base alle relazioni che abbiamo con gli altri.
Il concetto di autostima è legato a quello di immagine di sé e si struttura a partire dalla relazione con i nostri genitori.
Attenzione!
Questo non perché sia il passato a determinarci, piuttosto perché le nostre esperienze e interpretazioni della realtà, tutte e a maggior ragione quelle precoci, fungono da bussola per orientarci nella comprensione delle esperienze future.
Ci muoviamo come scienziati che mettono al vaglio ipotesi sul funzionamento delle cose. Il nostro scopo non è avere una teoria socialmente desiderabile, ma una teoria esplicativa e una serie di idee che risultino coerenti.
Agli occhi di chi? Ai nostri.
Se i nostri genitori ci hanno mostrato amore, stima, comprensione dei nostri bisogni, le possibilità di aver costruito una buona immagine di sé sono maggiori, perché il bambino legge questi atteggiamenti come un rimando positivo rispetto al proprio valore secondo una logica del tipo “se vengo considerato, visto, accolto è perché me lo merito”.
Diversamente, sperimentare precocemente rapporti genitoriali molto critici, o caratterizzati da freddezza, poca comprensione e accoglienza dei bisogni può rimandare a uno scarso valore della propria persona, secondo una logica del tipo “se i miei genitori sono critici con me è perché ho qualcosa che non va”.
Vi sono poi circostanze in cui le mamme e i papà, nel tentativo di essere premurosi e accudenti, adottano comportamenti apprensivi e limitanti verso le esperienze dei più piccoli; i bambini possono trovarsi così a leggere il mondo come pericoloso, ostile, impossibile da affrontare da soli. Da qui può originare una confusione e una poca conoscenza su chi sono e quali siano le mie effettive possibilità, secondo una logica del tipo “se i miei genitori sono preoccupati è perché se mi sperimento da solo mi accadrà qualcosa di orribile, perché da solo sono nulla”.
Le informazioni così raccolte rappresentano vere e proprie teorie, validate dalle esperienze, che nel tempo rimetterai a verifica nelle interazioni con gli altri e nelle relazioni, nel tentativo di trovarvi una conferma al fine di mantenere leggibile la realtà.
Bassa autostima: conseguenze
I nostri occhiali dell’autostima ci portano quindi a vivere nel mondo anticipando una serie di idee che canalizzano le nostre azioni.
Siamo abituati a pensare che la nostra autostima determini il modo in cui ci comportiamo. Più interessante però potrebbe essere chiederci come l’immagine di noi stessi influenzi il nostro NON comportarci.
Che cosa tendiamo a evitare?
Da cosa ci teniamo lontani?
Questo perché “non fare” è comunque un comportamento, una scelta a un più alto o più basso livello di consapevolezza.
Ecco che per la paura dell’insuccesso potremmo limitare le nostre esperienze o non prendere in considerazione alcuni nostri bisogni.
Potremmo temere fortemente il giudizio altrui, tendendo magari a delegare le decisioni agli altri, dalle più marginali alle più importanti, a inseguire l’approvazione a costo di grandi sacrifici, ore insonni per rispettare una scadenza, senso di colpa per non aver fatto abbastanza.
Rinunciare a perseguire sogni e aspirazioni per la paura di mettersi in gioco, magari perché neanche noi riusciamo a capire bene se effettivamente saremmo all’altezza dei nostri stessi desideri.
Queste esperienze, che sono solo alcune di quelle che potrebbero essere correlate al come affrontare la bassa autostima, sono accomunate dalla tendenza alla delegittimazione di quello che proviamo, relegando le nostre emozioni a sentimenti di inadeguatezza.
E se provassimo a cambiare prospettiva?
Come affrontare la bassa autostima: 3 inviti per generare riflessioni
La prima e unica risposta a come affrontare la bassa autostima è che non esistono risposte preconfezionate. Ogni individuo è meravigliosamente originale, una storia a sé, per cui non è possibile individuare delle linee guida universali (e menomale, aggiungerei!)
Da psicologa non posso che essere affezionata alle domande, soprattutto a quelle che predispongono a riflessioni che vadano oltre l’ovvio.
Ecco dunque tre inviti che ti rivolgo nella speranza di favorire la costruzione di prospettive alternative; prendi carta e penna se vuoi: mettere per scritto potrebbe aiutarti!
- Abbiamo detto che una caratteristica della bassa autostima è la trasversalità a più contesti, ma… ci sono situazioni in cui la sensazione di inadeguatezza non ti accompagna? Aree della tua vita in cui ti senti efficace o, ancora meglio, nelle quali questo interrogativo non è proprio pertinente? Pensaci bene… Trovata? ok! In cosa questa o queste aree differiscono da quelle in cui invece senti di non farcela? In soldoni: perché lì sì e altrove no? Cosa potrebbe fare la differenza?
- E se ragionassimo in modo paradossale?
Ok, lo ammetto, ho lasciato volutamente in sospeso un paragrafo… Vai a riprendere quello che ho scritto sulle conseguenze della bassa autostima. Ho parlato di paura dell’insuccesso, timore del giudizio, rinuncia ai propri sogni e aspirazioni…
Come ho scritto in precedenza, il nostro personale sguardo sulle cose potrebbe avere una funzionalità nel mantenere una certa narrazione di noi in relazione agli altri e del mondo, perché la cosa peggiore che possa capitarci è quella di trovarci all’interno di realtà illeggibili, senza elementi per comprenderle. E allora ti propongo un gioco di fantasia: immaginiamo che queste che abbiamo chiamato “conseguenze della bassa autostima” siano invece delle valide ragioni che la tengono in piedi, come se mantenere i miei occhiali di persona con bassa autostima fosse la mia migliore alternativa. Se così fosse, da cosa mi sto tenendo lontano? Se non avessi una bassa autostima come immagino potrei sentirmi? Come potrebbero vedermi gli altri? Quali potrebbero essere dei “rovesci della medaglia”?
- Sulla base di quello che hai ipotizzato negli inviti precedenti, soprattutto nei “rovesci della medaglia“, che tipo di tentativo potresti stare facendo? Chi stai cercando di essere?
“Credo che il mio impegno sia essere una persona che…”?
In questo articolo ho scelto di interrogarmi con te su alcune questioni per invitarti a delle riflessioni in autonomia. Siamo partiti dal parlare di una caratteristica, la bassa autostima, abbiamo aperto a riflessioni su di te, al fine di permetterti una maggiore conoscenza e comprensione di chi sei.
Mettere a fuoco “il tuo impegno” potrebbe averti lasciato la sensazione di riempire di significato quella che prima, dopotutto, era solo un’ etichetta.
Potrebbe averti fatto sentire che ti stai raccontando in modo più completo.
Siamo partiti da una domanda, come affrontare la bassa autostima, e abbiamo proceduto un po’ come accade in una seduta psicologica: cercando di dare un senso a questo interrogativo. Intraprendere un percorso psicologico è un modo per proseguire questo lavoro, conoscersi ed esplorare alternative a favore di una crescita personale e di un miglioramento delle nostre relazioni con noi stessi e con gli altri.

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